Ostia degli sgomberi

Cercavate la droga ma avete trovato persone: donne, uomini, bambini e bambine. Cercavate, forse, un altro pretesto per rendere “cosa buona e giusta” il provvedimento di sgombero che pende sul centro socio abitativo dell’ex Colonia Vittorio Emanuele di Ostia. Se fosse così, questa volta, non tutto è andato come previsto. A pensarci bene, la notizia non ha fatto nemmeno il giro dei giornali. Immaginate un titolo del genere:”Blitz al Vittorio Emanuele: niente droga né criminali“. No, non sarebbe di certo stato in grado di soddisfare il pubblico di lettori né tanto meno gli interessi di chi vuole la chiusura del centro.

Non è forse una comodità far credere che in un edificio vi sia un covo di criminali per legittimarne lo sgombero? Un’ottima strategia, quest’ultima, per creare diffidenza, per alzare muri che dividono la società in cittadini “legali” e quelli “illegali” che occupano una struttura dove, un tempo, hanno ricevuto il “permesso” di alloggiare. Così si continua a sputare addosso alla povertà e a calpestare i diritti di coloro che vivono in una situazione di disagio economico.

Sembra proprio una bella partita a scacchi. Le vite delle persone, però, non hanno la stessa consistenza delle pedine mosse da chi è seduto intorno al tavolo per giocare la propria partita. Le vite delle persone sono fatte di storie, emozioni, sentimenti, fragilità, bisogni e diritti: con questo non si gioca.

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