‘Luoghi di speranza, Testimoni di Bellezza’

21 marzo:  Una vecchia storia, una nuova giornata.

Il pontile, il mare, la piazza gremita. 

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Sembra una mattina come tante nelle belle giornate di Ostia. Ma questa soleggiata giornata, insieme alla primavera, porta con sé un’altra novità: per la prima volta, quest’anno, il 21 marzo è stato istituzionalizzato come “Giornata della Memoria e dell’Impegno in onore delle vittime delle mafie”.
Siamo nella stagione della giovinezza, della vita, della bellezza; e sono stati proprio questi i tre ingredienti principali dell’evento, quelli che meglio indicano la sua essenza, non a caso messi in luce più volte nel discorso tenuto da Don Ciotti. Partiamo dunque dal primo di essi: i giovani.

L'immagine può contenere: 2 personeUn fiume di giovani, dai bambini delle scuole elementari agli ultraventenni, si è riversato per le strade di Ostia, in un colorato corteo che si snodava dalla stazione Lido Centro, passando per via Fasan, luogo di arresti e omicidi, per poi chiudere a ferro di cavallo verso il pontile. A vederli così, allegri e festosi, brandendo nientemeno che striscioni e palloncini, non hanno certo l’apparenza di nuove leve pronte a combattere la criminalità organizzata: la parola “mafia” richiama il silenzio, il grigiore, la solitudine, l’abbandono, il vuoto, la morte. Ma questa è la mafia, appunto.”Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Noi, prima ancora che giovani desiderosi di combatterla, quantomeno di contrastarla, vogliamo essere, siamo Altro da essa. Ecco dunque quello che siamo: voci, colore, unità, viva presenza, ricchezza di valori: VITA”.

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Questo voleva affermare il corteo: Ostia, unico municipio di Roma sciolto per mafia, non le appartiene, perché è di chi vuole vederla rinascere. Il fiumiciattolo si apre e allaga Piazza dei Ravennati, sparpagliandosi tutt’intorno al palco. Alcuni siedono a terra; altri vanno ad allestire i banchetti delle rispettive associazioni, come noi volontari dell’Alternativa onlus. Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Alle 11:00 inizia la conferenza: vengono letti i nomi delle vittime di mafia. È il momento della memoria. Vengono ricordate le persone sacrificatesi per la nostra dignità, semi gettati nel freddo per darci nuova vita. La crucialità del ricordo, che potrebbe essere quasi data per scontata, è realmente vissuta, testimoniata dal dolore di chi quei nomi li aveva scelti per la prima volta. La giornata della memoria e dell’impegno, infatti, è nata a Palermo alcuni anni fa: venivano ricordati i magistrati uccisi dalla mafia; accanto a Don Ciotti c’era la madre di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Falcone, che piangeva disperata, e prendendogli la mano chiedeva:
ma perché non dicono il nome di mio figlio?
Ricordare non significa solo tributare la dovuta riconoscenza a chi ha donato sé stesso, il nome che gli era stato dato per stare in società, alla società stessa. Significa anche, riportando le parole di Don Ciotti, “avere il coraggio di far diventare la sofferenza degli altri la propria sofferenza”, come nel caso del dolore della madre di Montinaro.
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Alle 12:00, poi, è seguito il collegamento con la piazza di Locri, in Calabria, sede della manifestazione principale. Il filo della memoria ha allora unito 4000 luoghi sparsi in tutta Italia, tessendo una rete di Bellezza. Don Ciotti ha preso la parola. La sua voce squillante ha immediatamente riempito tutte le piazze della celebrazione; con piglio secco e deciso, con un fare che anche nei discorsi sembra lasciare poco spazio alla retorica e molto all’azione, ha pronunciato in discorso fatto poco di parole e molto di idee, significati, proponimenti, ribadendo subito cosa non c’era e cosa ci doveva essere, ovvero:
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-Il 21 marzo è la giornata della memoria, ma anche, soprattutto, dell’impegno: coloro che hanno combattuto apertamente la mafia o quelli le cui vite sono state stravolte non sono morti per essere ricordati con lapidi, targhe o discorsi d’occasione, ma “per un sogno di democrazia che sta a tutti noi realizzare. A volte lapidi e targhe servono più a chi le fa. Solo se mettiamo i nomi nella nostra coscienza hanno un senso, un significato”.
-è importante avere occhi per
cogliere la bellezza: bellezza di un territorio come quello della Locride, fatto di cielo e di mare, bellezza delle iniziative che nascono in questa terra come in molte altre; ma anche
“occhi lucidi per leggere le fragilità, le disuguaglianze, la fatica e la sofferenza di tante persone”.
Prima di combattere le mafie bisogna combattere la criminalità politica ed economica che, strutturalmente, favoriscono la criminalità organizzata: la mafia non è l’antistato, è legata a questo sistema imprenditoriale e a questo modello di società. La sfida deve essere culturale. Deve essere soddisfatto il bisogno di giustizia sociale prima che di legalità. Quest’ultima deve essere il mezzo per raggiungere la prima. L'immagine può contenere: 4 persone
Dopo aver espresso, inoltre, tutta la gioia nel vedere riconosciuta questa giornata dalla nostra Repubblica, ha ribadito la necessità e la volontà che passi in fretta un pacchetto di proposte per facilitare la confisca dei beni mafiosi, e che sia approvato un nuovo codice antimafia. Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Giunta a conclusione la mattinata dedicata al momento della memoria, si sono svolti nel pomeriggio vari seminari per discutere tra le varie realtà associative del nostro territorio sulle necessità di azione concreta, iniziando o anche proseguendo percorsi di conoscenza e collaborazioni che permettano fattivamente di passare al momento dell’impegno. Anche questa è stata, tra l’altro, un’occasione per poter godere della bellezza di tante persone che, nel racconto delle loro esperienze di volontariato, ci hanno mostrato come a volte bastino davvero azioni di poco peso, anche insignificanti, per iniziare a far germogliare possibili alternative a condizioni di miseria e degrado laddove queste sembrano asservire totalmente le vite e la mentalità delle persone senza lasciare loro possibilità di scelta. Tra le tante, ricordiamo quella di una volontaria della Scuola della Pace, che ha fatto sì che un bambino convinto di voler essere un capomafia, per guadagnarsi il rispetto facendo “il bene della gente”, potesse diventare un adulto consapevole e fiero di schierarsi contro la mafia.
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Per noi dell’Alternativa onlus, questa del 21 marzo è stata una tappa fondamentale del nostro percorso, sia perché ha donato nuovo vigore alla nostra attività di volontariato, attraverso una profusione di sentimenti di comunione, gratitudine e speranza per una società migliore; ma anche perché l’entrare nuovamente in contatto con tanti giovani, associazioni, iniziative ci ha permesso di rispecchiarci in loro, ritrovando le nostre orme nella traccia di molteplici vie di quello che, a guardare bene, è un unico cammino verso una Ostia più solidale, più equa e più giusta.

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