Ostia, giù le mani dalle persone

Il Centro di accoglienza ‘Gabriele Castiglion’ chiuderà e il centro socio abitativo dell’ex Colonia Vittorio Emanuele sarà sgomberato

 C’è una struttura al civico 176 del Lungomare Paolo Toscanelli di Ostia, nel X Municipio di Roma, che ogni giorno offre un’alternativa al digiuno e all’esistenza in strada per coloro che non possono permettersi una vita come siamo soliti immaginarla: una casa, un lavoro, un pasto caldo, una famiglia. Quella struttura al civico 176 è il Centro di accoglienza Gabriele Castiglion. Un edificio che è divenuto punto di riferimento, ma anche alternativa alla morte nei mesi invernali in cui l’amministrazione comunale ha dichiarato l’emergenza freddo e si è impegnata a gestirla nel peggiore dei modi. Ora, il centro d’accoglienza chiuderà e il servizio mensa della Caritas di Ostia non potrà più servire oltre duecento pasti giornalieri; al suo posto saranno collocati degli uffici pubblici. Stessa sorte per il centro socio abitativo che, insieme alla Caritas, è ospitato nell’ex colonia Vittorio Emanuele.

Dato che, secondo la logica, a ogni azione corrisponde una conseguenza, vi riassumiamo in breve cosa comporteranno i provvedimenti di chiusura e di sgombero: persone buttate in strada e più di duecento pasti non offerti a coloro che ne avrebbero avuto bisogno. Ad oggi, infatti, non esiste un piano di ricollocamento per gli ospiti delle strutture. È come dire a queste donne, uomini, bambini e bambine: «La povertà è cosa vostra. Tenetevela!». Ciò che emerge da questi provvedimenti è l’incapacità di analizzare le situazioni, di scendere nel particolare, di capire che dietro decisioni di chiusura o di sgombero vi sono degli esseri umani. Proprio quelle stesse persone che un tempo hanno ricevuto il permesso di abitare quei luoghi, di viverli, prima di diventare illegali.

Sebbene qualcuno insinui che l’ex colonia sia un covo di criminali e spacciatori, facciamo notare come la criminalità, nella maggior parte dei casi, è l’esito naturale di situazioni di criticità socio-occupazionali e del disinteresse da parte delle istituzioni. La povertà non è “cosa loro”; la povertà è affare pubblico. Inoltre, qualora si dovesse individuare una struttura che possa ospitare il centro d’accoglienza, quest’ultimo dove sarà collocato? In periferia? Ben celato agli occhi dei cittadini, secondo la logica “occhio non vede, cuore non duole”?

Noi condanniamo la decisione dello sgombero del centro socio abitativo e della chiusura del centro di accoglienza. Condanniamo, inoltre, ogni volontà di ricollocare quest’ultimo in un luogo nascosto; di conseguenza, ogni tentativo di ghettizzare la povertà e tutti coloro che si trovano in una condizione di disagio economico. Infine, ci domandiamo quale sarà la sorte dell’ex colonia Vittorio Emanuele: che progetti ci sono? L’unica certezza che abbiamo è la consapevolezza che Ostia non ha bisogno di casinò. Ostia non necessita di progetti imprenditoriali in grado di trasformarsi in invitanti “pietanze” per la mafia e per tutti coloro che non hanno come interesse la valorizzazione del territorio, e nemmeno il rispetto per le persone che vivono una condizione di disagio economico.

                                                                                                                            La nostra Voce Alternativa

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