Ostia, la risposta alla violenza

Contro l’indifferenza e la paura

Impareremo molte cose. Ci impegneremo a farlo, ogni giorno. La più importante, però, l’abbiamo già appresa; riguarda la nostra arma più potente che non sarà mai rappresentata dalla violenza, da noi ripudiata. Abbiamo imparato che la violenza non ci fa paura, e nemmeno i violenti. Perché la violenza è vigliacca, incivile, e nel momento in cui si erge come paladina di valori fallaci è destinata a morire, a crollare su se stessa, a suscitare ribrezzo.

La paura e l’indifferenza, invece, sono infermità mentali e fisiche. Mentali poiché ci impediscono di andare oltre al muro dell’apparenza, condannandoci a un’esistenza passiva, inconsistente, falsa. Fisiche perché ci impediscono di tendere una mano a una persona che è caduta a terra dopo che la violenza di pugni o calci l’hanno colpita, come è accaduto al nostro volontario, di fronte al Municipio di Ostia.

Noi non abbiamo nemici. Non abbiamo bandiere. Possediamo valori come l’uguaglianza, la giustizia sociale, il rispetto, l’amore e la pace che ci spingono verso il nostro obiettivo: fornire un’alternativa a un territorio, come quello di Ostia, che non merita di essere infangato da un’insignificante violenza. Mentre quest’ultima è destinata a essere emarginata, i nostri valori sono in grado di costruire ponti, di tendere una mano a chi ne ha bisogno, di sconfiggere l’indifferenza e la paura.

Noi abbiamo il dovere morale di denunciare ogni forma di ingiustizia: anche quello che è accaduto a un nostro volontario e di conseguenza a ogni membro de L’Alternativa Onlus. Di recente, proprio a poca distanza dalla pubblicazione di un articolo sul blog “La nostra Voce Alternativa”, sotto l’abitazione del nostro volontario è comparsa una scritta rossa “imparerai”, e ad attenderlo sotto casa vi erano tre ragazzi, già noti alle forze dell’ordine, di cui due riconosciuti come membri di CasaPound. I tre ragazzi in questione hanno provveduto a spintonare il nostro volontario: sul suo viso sono stati evidenti i segni di una colluttazione. L’episodio è stato denunciato alle autorità competenti.

Ieri, 31 gennaio, lo stesso volontario ha subito un’altra aggressione fisica per mano di membri dello stesso partito politico, proprio di fronte al Municipio. Nessun passante si è fermato per impedire che cinque ragazzi si scagliassero contro di lui, anzi hanno pensato di cambiare strada. Nessuno gli ha teso la mano per aiutarlo a rialzarsi quando era stato buttato a terra. Nessuno. Sono queste le infermità fisiche e mentali: gli effetti collaterali della paura e dell’indifferenza.

È accaduto a un nostro volontario, ma è come se fosse stato colpito ogni membro de L’Alternativa. Noi abbiamo l’obbligo morale di denunciare, ma anche il dovere di dire che questi vigliacchi atti intimidatori non ci mettono paura, non ci scalfiscono, pur lasciando dei segni fisici. Se la risposta di chi si è sentito colpito dalle nostre azioni è stata la violenza, noi rispondiamo con la parola, proseguendo sul nostro cammino, animato dalla giustizia sociale e dalla volontà di portare nella società un’alternativa positiva alla negatività della violenza. Sempre più forti. Sempre più uniti.

                                                                                                                      La nostra Voce Altrnativa

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