CALPESTIAMO E DIMENTICHIAMO

Quest’anno il freddo, o meglio il gelo, a Ostia, si sente più che mai.

  Possiamo affermarlo noi, passeggiando a passo svelto avvolti nei nostri cappotti; o chiacchierando a tavola, davanti a un pasto. Caldo. Per giunta nella nostra casa, calda. Ma noi, in fondo, non sappiamo che cosa voglia dire sentire “freddo” per chi una casa non ce l’ha. O per chi è talmente solo e abbandonato a sé stesso e al suo cartone di vino da non accorgersi di aver bisogno di un cappotto.

Tuttavia, sicuramente a volte capita di chiederselo. Ad esempio vedendo un uomo non più giovane circondato dalle pareti di marmo di un portico sotto al quale ha trovato riparo. Tra il suo corpo e il pavimento c’è solo un sottile cartone. Allora ti chiedi, per un attimo fugace, quanto quel cartone possa realmente fare la differenza… quanto quel marmo possa essere un grande alleato del freddo, o quante coperte dovrebbero avvolgere quell’uomo, per non lasciare che il gelo del pavimento e delle pareti penetri nelle ossa e diventi letale.   Ma è solo per poco tempo. Poi torniamo a casa, nei nostri letti, e il pavimento torna qualcosa da calpestare e dimenticare.

Calpestare e dimenticare. È esattamente questo che facciamo con chi in basso, ai nostri piedi. Non è per nostra scelta, certo, se si trova lì. Ma noi del progetto Senza dimora sappiamo che nella stragrande maggioranza dei casi non è nemmeno per la sua.                       Un lavoro perso, una pensione che non arriva, una tragedia familiare, una dipendenza dal gioco, una serie di fattori concomitanti; un senso di scollamento sociale. E ti ritrovi anche tu a dover fare i conti con una notte da superare. Non esiste più nessuno. Non esisti nemmeno tu. Esiste solo il freddo, in notti come queste.

 Quando nel 2017 succede che a Ostia, una frazione della capitale, il gelo può far pensare a qualcuno di non esistere ; quando l’unico riparo offerto è la stazione di Stella Polare, che difese reali dal freddo non ne offre; quando si è costretti a attese più lunghe del necessario per attivare provvedimenti, o a ricorrere a sollecitazioni forti per elemosinare posti letto alla Caritas e scuotere il Comune da un torpore mai riscontrato negli anni precedenti, almeno per quanto riguarda il X Municipio. Quando il nome di “Piano Freddo”, insomma, non ha ragione di esistere, e dare un nome del genere a una realtà fatta di centinaia di persone che nel frattempo dovranno ingaggiare una vera e propria lotta contro il freddo sembra una sorta di accanimento terapeutico; allora le istituzioni calpestano e dimenticano. Calpestano ancora una volta chi dalla vita, o da loro stesse, è stato abbandonato; dimenticano le persone che in loro troverebbero un supporto per reinserirsi nella società, e la loro sofferenza.

  Dimenticano, soprattutto, che il freddo uccide. Anche nel 2017. Anche quando il resto del mondo può permettersi il lusso del condizionatore o del termosifone; il lusso di non morire di freddo. I pavimenti sono ai nostri piedi, ma sono anche le fondamenta di tutto ciò che sta sopra di essi. Le istituzioni non sono, non devono essere solo i bei palazzi dove prendere decisioni per chi contribuisce oggi al loro mantenimento. Esse sono fatte anche di chi ha contribuito in passato, finché ha potuto; di chi lo farebbe, avendone la possibilità; ma soprattutto sono fatte di persone. Di esseri umani, non di pietre.

Non diventiamo disumani.

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Un pensiero su “CALPESTIAMO E DIMENTICHIAMO

  1. Luigi ha detto:

    La coscienza cristiana è dissolta ,la coscienza civile e cioè tutto quello che un giorno èrano virtù non contano più!Fagocitato da mammona e conseguentemente dell’indifferenza!Più si diventa ricchi e potenti più ti allontani da Dio è e da i poveri!Troppa indifferenza porta a ciò che siamo dei vetri dove l’acqua scivola e passa come la nostra coscienza cristiana o no.

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