Ostia, cominciamo a domandarci perché

“Preferisco andare in carcere che morire di freddo”

Abbiamo un brutto vizio noi, donne e uomini, cittadine e cittadini. Quello di accontentarci dell’apparenza dei fatti. Quel viziaccio di non compiere lo sforzo di interrogare il mondo, di analizzare i fatti e chiederci il perché di ciò che accade intorno a noi. Per esempio, ci siamo domandati perché nel 2017 sia ancora possibile morire per il freddo? oppure, perché un Comune, come quello di Roma, non sia in grado di affrontare dignitosamente, con un piano adeguato, l’emergenza freddo?

Vi raccontiamo una storia accaduta nella sera di ieri, 7 gennaio, a Ostia, nel X Municipio di Roma. Possiamo riportare il fatto grazie alla testimonianza di un nostro volontario. È accaduto nei pressi del Mercato Appagliatore dove, intorno alle 20:00, dei residenti di zona sono scesi in strada allertati da un rogo provocato da un uomo: un folle, oppure uno squilibrato? Nulla di tutto ciò, ma procediamo con ordine. Nessuno, a quanto pare, ha tentato di capire perché quell’uomo stava compiendo tale gesto: sottolineiamo che, dopo aver provocato le fiamme, il responsabile non è fuggito, bensì è rimasto sul posto, davanti al fuoco. Non vogliamo entrare nei dettagli dello spiacevole svolgimento di ciò che è accaduto ieri sera; non ci vorremmo nemmeno soffermare sulla violenza fisica e verbale che si è scatenata in quei concitati istanti. In merito a questo vogliamo solo dire che, prima di allertare forze dell’ordine e vigili del fuoco, alcuni dei presenti hanno ritenuto opportuno chiamare degli esponenti di CasaPound, giunti sul posto con le loro bandiere.

Ora, vi vogliamo raccontare di quell’uomo che ha provocato il rogo. Si chiama Daniel, è un senza dimora, ma prima di tutto è un uomo che, ieri sera, ha rischiato il linciaggio da parte di svariati presenti, nonostante il tentativo di spiegare il perché del suo gesto. Daniel non è stato un folle, bensì quel fuoco ha rappresentato il suo atto di protesta. Ciò che è venuto a mancare ieri sera è stato il dialogo: poiché mentre si trovava lì, tra gli insulti, Daniel ha urlato ai presenti di avere bisogno d’aiuto. La risposta è stata la violenza fisica e verbale. Quando è stato detto a Daniel che il suo gesto, compiuto per riscaldarsi, lo avrebbe fatto andare in galera, è stato lui stesso a dire che andava bene, che avrebbe preferito il carcere piuttosto che morire di freddo, in strada. Lo abbiamo portato via da lì, sottraendolo alla violenza fisica e verbale che si stava scagliando contro di lui e il volontario presente sul posto. Abbiamo parlato con Daniel, perché per noi de L’Alternativa lui è una persona. Mentre per coloro che erano in strada senza cercare il dialogo, per coloro che si scagliavano contro Daniel, lui vestiva i panni di un nemico, di un senza dimora, di un problema. Sarebbe bastato poco ieri: il dialogo per esempio, il tentativo di andare oltre all’apparenza di quel rogo, per capire che non si è trattato di nessun gesto folle di uno squilibrato, ma di una richiesta d’aiuto.

                                                                                                                           L’Alternativa Onlus

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