Ostia non dorme

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Don Franco ci ha parlato dell’Assemblea territoriale del Volontariato del 25 novembre scorso

Una brace bella rossa, ardente che c’è sempre stata e c’è tuttora: così Don Franco De Donno ha definito Ostia, frazione del X Municipio di Roma, durante l’intervista nella quale abbiamo parlato dell’Assemblea territoriale del volontariato che ha avuto luogo il 25 novembre scorso, negli spazi della Parrocchia di Santa Monica. Su questa brace bella rossa, però, da qualche tempo è stata deposta un po’ di cenere e l’intento della riunione del 25 novembre, alla quale hanno aderito più di sessanta associazioni di volontariato, è stato quello di soffiare sulla cenere per far emergere la ricchezza e il calore di queste realtà e delle loro attività. Ostia, noi ci siamo: non avrebbe potuto esserci nome migliore per chiamare l’assemblea della quale Don Franco ci ha parlato in questo modo.

Ostia noi ci siamo, rispetto a cosa a cosa o a chi, rispetto a una mancanza oppure a una presenza troppo forte e non positiva per il territorio?

«Ostia noi ci siamo soprattutto per far emergere tutte le realtà positive che da tanti anni operano a Ostia. Queste ultime, da una decina di anni, in qualche modo sono state un pochino messe da parte da un’amministrazione che, forse, era impegnata in altri campi e quindi non ha alimentato quel dialogo che è stato caratteristico per tantissimi anni tra le associazioni di volontariato e l’amministrazione. Soprattutto di fronte a ciò che viene detto di Ostia riguardo gli aspetti negativi, noi abbiamo voluto far emergere che a Ostia ci sono tante energie positive che non attendono altro che essere in qualche modo valorizzate da chi ha la responsabilità di gestione del territorio. Quindi questa è stata un’iniziativa chiamata assemblea appello proprio tenendo conto che si sarebbe fatto un elenco di associazioni, ognuna chiamata rispondere presente e a illustrare per qualche minuto la caratteristica della sua opera»

Quante associazioni hanno aderito?

«Sul foglio siamo arrivati a 60 però mancavano associazioni che sono chiaramente attive e presenti i cui rappresentanti non sono potuti venire, quindi un’altra decina di associazioni che sarebbero venute se non avessero avuto ostacoli»

Quale può essere il ruolo di queste realtà associative verso Ostia? Cosa si può fare insieme? Perché c’è il bisogno di unirsi?

«I tentativi di unione delle associazioni noi li stiamo facendo da vario tempo. Con la rete di associazioni Stand up!, ad esempio, per tre volte abbiamo fatto  eventi al Curvone di Ostia e, in quest’ultimo anno, alcune di queste e altre realtà si sono relazionate al Social Days. Quello che verrà fuori da questa assemblea è una specie di rete virtuale poiché i contatti che ogni associazione ha dato tra poco saranno pubblicati in un elenco e ognuna avrà i contatti di tutte le altre. Per questo motivo, come ci siamo trovati uniti il 25 novembre in occasione dell’assemblea appello, così potremo trovarci uniti tutte le volte che una delle associazioni, facendo un evento sul territorio, inviterà tutte le altre delle quali ha avuto i contatti»

Con quale immagine descriveresti Ostia?

«Ostia è questa brace bella rossa, ardente, c’è stata sempre e c’è tutt’ora, ma in questi ultimi anni, sopra, vi è stata deposta un po’ di cenere, per cui la brace è rimasta nascosta. L’assemblea ha voluto soffiare su questa brace, allontanando la cenere, e facendo riemergere il calore di questa ricchezza di associazioni che c’è sul territorio. Probabilmente, uscendo dalla sala, in ognuno di noi, da questa brace è stato riacceso il fuoco che vorremmo alimentare sempre di più. È un punto di ripartenza»

Descrivi Ostia in tre concetti chiave.

«Giovani pronti ma non accolti. Abbandono da parte dell’istituzione riguardo alle necessità di base della popolazione. Necessità di creare una consapevolezza che Ostia non è soltanto il Pontile, non è soltanto il centro, ma è anche Nuova Ostia e l’Idroscalo. C’è bisogno di alimentare maggiormente un senso d’appartenenza nella visione globale di tutta Ostia»

Se ti dovessi rivolgere a un cittadino di Ostia che probabilmente non vuole, o non riesce, a vedere Ostia in questo senso cosa gli diresti?

«Direi di uscire da una mentalità un po’ troppo privatista, individualista e di cogliere tutte le occasioni che ci sono da parte delle associazioni di volontariato per sperimentare la forza della relazione. Uscire dalla chiusura troppo individualista che c’è, per partecipare a tutte le iniziative che le varie associazioni propongono»

Cosa diresti alle istituzioni?

«Direi di scendere dal loro piedistallo e camminare per le strade e per le piazze di Ostia per avere un contatto diretto con la gente e non rimanere chiusi nel bunker del municipio»

Ostia non dorme, ed eventi come quello del 25 novembre ne sono una dimostrazione

Giulia Morici

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