I Social Days e la noncuranza

Erano un’iniziativa di ragazzi, i Social Days di Ostia.
Quattro giornate all’insegna del volontariato, dense di dibattiti, arte, cultura; ma soprattutto di due elementi di cui i giovani sono i portatori per antonomasia: creatività e passione.
Giornate bollenti, dunque, nonostante il periodo natalizio a far loro da sfondo. E anche alcuni dei temi da presentare erano senz’altro “scottanti”, fastidiosi forse, in quanto frutto di istanze primarie per la comunità.

L’edizione natalizia del Festival delle Associazioni tuttavia, evidentemente, “non s’aveva da fare”.
Non è stata la legge a stabilirlo; né forse la decisione è stata mai presa. Qualcosa di molto più banale ha determinato le sorti di un evento per il quale erano già state spese massicce dosi di energie: la noncuranza.

Per ironia della sorte, anche la noncuranza è qualcosa di tradizionalmente attribuito a chi è giovane e, pertanto, immaturo; ma non è questo il caso, in quanto stavolta sono state le istituzioni a farne largo uso.
D’altronde, cos’altro aspettarsi da un territorio commissariato come quello di Ostia, da tempo ridotto a un fossile senza più identità politica, se non una sostanziale indifferenza verso chi, invece, avrebbe tutto il desiderio di farlo rinascere a propria immagine e somiglianza?

E allora, di fronte a essa, alla noncuranza, tanto più forte è l’indignazione dei ragazzi, tanto più deciso il loro appello.

“Non è una decisione che abbiamo preso a cuor leggero” si legge a chiare lettere nel risentito comunicato scritto una volta appresa, dopo quasi due mesi di trepidante attesa, la notizia che il festival non sarebbe potuto andare in porto. E come biasimarli del resto? Parlano proprio a ragione di ciò che muove i loro animi, spingendoli a sacrificare il tempo che potrebbero passare a condividere post su Facebook a realizzare un progetto pienamente, fisicamente sociale. A pronunciarsi, inoltre, non sono dei semplici soci uniti da un progetto comune: sono dei volontari.

E cosa c’è di più antitetico allo spirito del volontariato, se non la “noncuranza“?

Non è forse proprio la presa di coscienza riguardo una determinata questione a spingere una persona ad agire  nella piena gratuità, facendone un volontario/una volontaria? E conseguentemente, soprattutto, la prima frase da pronunciare, come direbbe un tal Don Milani, non è proprio questa: “I Care”, ossia “Mi importa”?

Mi importa che il territorio dove ho messo radici, e dove esse sono state  nutrite dalla linfa di valori e ideali trasmessimi dalla comunità stessa di quel posto, non sia nè venga considerata solo terra di mafia, traffici illeciti, racket, usura; e ancora: appropriazioni indebite di un bene comune qual è il mare, aree trascurate, completamente slegate dal tessuto sociale e da esso misconosciute, come l’idroscalo di Ostia, per fare un esempio.

Mi importa invece, citando nuovamente il comunicato, di ” mantenere viva l’attenzione della nostra comunità sui temi sociali” e  “rilanciare e valorizzare la capacità delle giovani generazioni di migliorare i luoghi in cui si trovano a vivere, costruendo legami di solidarietà, pace e giustizia.

Questa, dunque, la tensione di fondo che spinge un gruppetto, ormai abbastanza consistente, di giovani a credere in un’iniziativa come quella dei Social Days, per una vera socialità che riparta da valori apparentemente semplici, ma costruttivi. Ideali che meriterebbero, per l’appunto, di non rimanere nell’autoreferenzialità delle singole associazioni; bensì di essere gridati e celebrati dinanzi a tutta la comunità ostiense durante il periodo natalizio.

Invece, a far da stridente contrasto con tanto “chiassoso” entusiasmo una silenziosa, sorda, strisciante noncuranza, nella fattispecie un     documento mai visionato,   ha fatto sì che tutto questo venisse calato nel dimenticatoio.

Ma  è proprio scordandosi dei  giovani che lo Stato permane nella sua immobilità politica. Per quanto riguarda Ostia poi, tale dimenticanza farà si che essa ritorni, nel silenzio,  quello che in fondo è sempre stata: una    palude,    in cui anche le iniziative più vitali, più brillanti, rimangono inesorabilmente impantanate; e nelle cui torbide acque l’Italia, specchiandosi, potrà ritrovare il suo volto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...